martedì 9 maggio 2023

È Resurrezione In Questa Vita

È resurrezione in questa vita: arrivare a vivere con benevolenza il dolore, quello di un' ingiustizia subita, di un imprevisto pugno preso. È arrivare ad esprimere uno sguardo ostinatamente aperto alla vita, nonostante la vita e le sue delusioni. E' resurrezione "sorridere" al mondo, conseguenza di una raggiunta statura da cui è possibile scegliere la follia del farsi ferire piuttosto che del ferire, del porgere l'altra guancia, interrompendo così catene di male e di rabbia che oscurano lo sguardo verso il cielo, verso la bellezza, verso la vita. Resurrezione è la follia del farsi carico della croce e della sua illogicita', amandola, di quell'amore folle, liberatore, l'immagine piu' autentica del Cristo. Giuseppe

martedì 7 marzo 2023

Fraternità Di Romena, Prezioso Porto Di Terra...

Romena è preziosa, un laboratorio di Chiesa...di bellezza, sogni, relazioni, rigenerazione. Un porto di terra x i molti in ricerca che qui approdano: giovani, meno giovani, anziani, feriti dalla vita...in ricerca. Gruppi di scouts, gruppi impegnati, persone "semplici", artisti, religiosi in rotta con rigidità ed il "si è sempre fatto così" di tante strutture ecclesiastiche, intellettuali. Posto "vivo", "aperto", che testimonia resurrezione. Un luogo "intimo", un'esperienza "intima" e fraterna proiettata nel mondo...

sabato 18 febbraio 2023

Solidita' - Ma A Che Prezzo? - In Questo Mondo Liquido.

Ieri sera sono stato ad una celebrazione con parte della comunità - Messa, triduo, adorazione - in un paese sui monti sopra Limone Sul Garda. Come celebrante un corpulento diocesano che ha predicato un'omelia "devozionale", "distaccata", presentata dal pulpito con un volto cupo, severo, che poi, mi pare, e' spesso lo stesso volto del potere: ingombrante e ridondante, distaccato e rigido. Quasi tutti i preti presenti indossavano il talare, ed i fedeli - in gran parte anziani (atei devoti?) - "smisuratamente", secondo una mia sensibilità, riverenti nei confronti dei religiosi. Ma, a suo modo, la liturgia è stata celebrata bene, grazie anche ad un coro efficace, ad una bella "scenografia" (365 candele accese durante la Messa), seguita poi da una cena - il contrario della sobrietà - ben preparata nel locale della contigua parrocchia. Parlavano -  tra forchettate di salumi e di lasagne, tra bicchieri di vino rosso e di spumante - anche di politica alcuni "fedeli", più o meno unanimi negli elogi a Salvini ed alla Meloni. In silenzio, ho pensato che, in definitiva, la Chiesa è soprattutto questa cosa qui: la tradizione, il conservatorismo, un "rifugio" a cui rispondere fondamentalmente al bisogno di sicurezza e di certezze, più che a quello di cambiamento e di trasformazione. Il resistere al mondo, soprattutto se così complicato e "poliedrico", come quello attuale. Resistergli senza troppo pensiero, senza
analisi, senza troppe spiegazioni, senza troppe domande. E poco importa che le stesse certezze, che i "devoti" trovano in gran parte dei contesti ecclesiastici - quelli così strutturati - siano poi, per altri, i motivi da cui fuggirne. O ci si sta o non ci si sta. Il "cambiamento",  figurarsi se strutturale, non è contemplato, almeno in questa logica, che in definitiva a me pare non solo prevalente, ma l'essenza fondante della struttura stessa. E probabilmente è solo un illuso chi pensa "diversamente", chi pensa a strutture "intra", vicine, flessibili, chi pensa ad ospedali da campo: immagini - ossimori. Alla faccia del Concilio Vaticano 2, incompiuto. Contano il potere, la "sicurezza", la graniticita', almeno in apparenza, ormai si sa, per chi vuol sapere. Ma anche il sapere, come la libertà, ha un prezzo, quello della responsabilità. Che è scomoda, come scomode sono la libertà ed il sapere, inteso come consapevolezza,  di sé prima di tutto. Ma, in definitiva, in questo mondo "liquido",  mi viene da pensare che per alcuni, è bene che sia così: un po' di solidità, anche se barcollante, anche se "strutturalmente" ipocrita, è più che mai necessaria. A costo di "accettarne" anche gli scandali continui,  gli abusi, anche questi "strutturali", come ben spiegato da esperti, come ben denunciato dal card. tedesco Marx. In questo senso, non è un caso che l'attuale pontefice, profondamente umano e quindi "illuminato", abbia provocato soprattutto vocazioni religiose a lui in qualche modo contrarie, ad appannaggio di settori, gruppi ed istituti, a lui ostili, tradizionalisti e conservatori (gli unici ormai ad avere ancora un certo numero di vocazioni). Un paradosso, ma non troppo. A proposito, alla celebrazione erano presenti anche tre suore del Burundi, le uniche di una comunità religiosa che per non morire ha aperto le porte alle "vocazioni" africane. Vivono in un eremo non lontano da Limone Sul Garda, eremo che era chiuso da decenni per mancanza di religiose e di "vocazioni", riaperto da poco grazie a loro.  In effetti, l'unico continente che "pullula" ancora di "vocazioni" religiose è l'Africa, il continente più insicuro, economicamente e non solo, più culturalmente tradizionalista e conservatore, dove la Chiesa, in non pochi contesti, è ancora l'unica istituzione a garantire un po' di opportunità e di "sicurezza" appunto, anche economica, in primis naturalmente per chi ne fa parte. Anche questo non è un caso...

venerdì 27 gennaio 2023

Etiopia Nel Mio Cuore...

Sanotte "lascio" l'Africa, l'Etiopia in particolare...terra "magica", che ho nel cuore, dove credo ci vivrei...xché "rompe" ed "interrompe" le mie "analisi"...le mie preoccupazioni, che cadono di fronte all'armonia che provo qui, di fronte a questa misteriosa terra da dove ha avuto inizio il cammino umano ( e mi sembra di provarla questa esperienza di nascita, "uterina"), che cadono ascoltando canti, autentici inni e salmi rivolti all'alto, che cadono incrociando gli sguardi di donne bellissime ( i loro occhi), gli sguardi dei loro bimbi, alla loro purezza, semplicità, tenerezza... Difficile lasciare....ma siamo in cammino, e certamente qui, dove il mistero della vita si sente, soprattutto nella sua gioia, la gioia della vita...beh ci ritornero'... a Dio piacendo

L'Etiopia stenderà le sue mani verso Dio"!

Sara' per le belle ed autentiche relazioni create negli anni qui in Etiopia, sarà per il sano e saporito cibo Italo-etiopico, per la pasta che qui è cucinata bene ed apprezzata dagli etiopi, sarà per la simpatia che mi suscitano alcune parole amariche che arrivarono con l'Italia coloniale, che poi c'e da morire quando le pronunciano i bambini qui, parole come gettoni (che vuol dir calcetto), machina, mastica (cicca), caramela, carcasa e tante altre ancora...sarà per il fascino misterioso di questa terra, per il clima, e sarà forse per il non vivere in un contesto chiuso, come invece ho vissuto a Nairobi, contesto in cui mi sentivo "schiacciato"...fattosta' che qui davvero sento di essere in una dimensione per me giusta e benevola...mi sento di amare e mi sento amato. Come peraltro ho sperimentato negli ultimi anni a Palermo ed in Salento...ma anche lì non per la dimensione comunitaria- religiosa comboniana. Da qui, ancora per poco ormai, mi sento anch'io di essere parte di questo stendersi verso Dio... "L'Etiopia stenderà le sue mani verso Dio".

Nuova Alba, Da Dove Tutto È Cominciato.

Nuova Alba, Da Dove È Cominciato.
Arba Minch all'alba: colpì non poco anche lo scrittore e viaggiatore Ryszard kapuscinski, che in "Viaggio con Erodoto", uno dei suoi libri più conosciuti, dalla veranda del Bekele Molla Hotel (esattamente dove mi trovo adesso), scrisse che "un uomo si sente veramente il re dell'universo". Chissà, certo è che qui Il clima è più che mite e gentile, rigenerante, e l'orizzonte sconfinato apre alla via della natura ed a quella della grazia, ed al mistero dell'ignoto, quando lo sguardo inevitabilmente va oltre il verde delle foreste collinari, oltre l'istmo (chiamato in amarico "il ponte di Dio") che separa due laghi della Rift Valley etiopica, la culla dell'umanità. Fu qui, insieme alle esperienze di volontario nelle missioni, attraverso la vicinanza agli ultimi della terra ed a quella con qualche intrepido missionario, ormai più di 10 anni fa, che mi innamorai dell'Africa, delle sensazioni che dona, o forse di un'idea di Africa, e su quelle iniziai un cammino, a rincorrerle quelle sensazioni, anche corporali, soprattutto di misericordia, armonia e liberazione. Ma dopotutto non è il dove, ma è il come le viviamo le situazioni, ed e' ciò che percepiamo, ciò che è dentro di noi, non fuori, a fare la differenza. E le idee, per quanto autentiche, il più delle volte non tengono conto dei limiti: quelli umani, i nostri, quelli delle strutture umane, specie se sono pesanti, lente, conflittuali, ed anche, per quel che ho sperimentato, dall'essenza conservatrice e rigida. Volevo proprio che fosse qui, dove è iniziata, che questa tappa di cammino si concludesse: in questo mio luogo del cuore, un confine del mondo, limes - limite esterno, ma soprattutto interno, il mio limite - che finalmente ho sperimentato - in cui finisce un viaggio, parte di un cammino umano e spirituale. Pronto a ricominciare, in forme ancora non chiare, ma che si schiariranno cammin facendo, perché il cammino si apre camminando...

domenica 5 giugno 2022

Un soffio leggero, anche a Kibera ( Estrema Periferia Umana)

Un campo da golf, a poche decine di metri da una delle aree più povere al mondo. Slum di Kibera, Nairobi: centinaia di migliaia di persone ammassate in baracche di lamiera - in cui non c'e accesso ad acqua potabile - a tentar la sopravvivenza rovistando in cumuli di rifiuti, da riutilizzare, da vendere, con cui tirare avanti, a campare possibilmente. Persone, animali, rifiuti: tutto è relazione, tutto è frutto, sano o decomposto, della stessa relazione. Relazioni malate producono "decomposte" - e maleodoranti- realtà di scarto, di malattia, di contraddizioni strutturali. La società dello scarto l'ha definita Bergoglio. Un campo da golf, dove facoltosi, magari annoiati, muzungu (bianchi occidentali) e facoltosi locali, giocano a golf, percorrendo chilometri e chilometri in piccoli e sparuti gruppi, provando lo swing vincente, la hole in pochi colpi. Quanta acqua si consuma per la manutenzione del green? Forse più di quanta se ne consuma nell'intero slum? Un campo da golf di 18 buche - dove qualche decina di players si affrontano - occupa decine e decine di ettari di terreno, anche fino a 70-80. E lì, a pochi metri, separato da alte mura, anche da fili elettrici dissuasori, la baraccopoli. Pare sia la più grande d'Africa, pare che fino a diverse centinaia di migliaia di persone ci sopravvivino schiacciate ed oppresse, in uno spazio che non è nemmeno 4 volte quello di un campo da golf *. Stamattina, durante la celebrazione della Messa, officiata nella Chiesa che si trova all'interno dello stesso slum di Kibera, i cori in kiswahili si elevavano con un' armonia tale da commuovermi. Musiche e canti sublimi, armoniosi, accompagnati da balli di una vitalità perpetua, invincibile, anch'essa armoniosa. Accanto a me una mamma con il suo piccolo, forse di nemmeno un anno, abbracciati. Il piccolo totalmente abbandonato ed amorevole, stretto nel caldo petto della mamma. L'immagine più bella dell'armonia. Anche qui, nonostante le ferite della disarmonia strutturale della società dello scarto ( Kibera è una enorme ed oscena ferita in questa nostra umanità), e' preservato un codice naturale di armonia, da cui proveniamo, a cui siamo destinati. Oggi è Pentecoste, giornata in cui si celebra la discesa dello Spirito Santo. C'è, per chi crede, un soffio leggero che ha il peso della storia, della pace, della giustizia e dell'amore che prevalgono su tutto, e che conducono la storia stessa. Il soffio incessabile della trasformazione umana e sociale. Un soffio che ha sempre il peso ( leggero) dell'armonia. Soffia spirito, a rinnovare la faccia della terra. A rinnovare cuori intorpiditi. Ad aprirne le porte, le nostre, insieme alle nostre mani e braccia ancora chiuse. Soffia spirito, a donarci pienezza e leggerezza di vita. GLM Kibera ( Nairobi) "Oggi Kibera si estende per oltre 200 ettari nel cuore della capitale. Con un tasso di crescita annuo del 17%, il numero di abitanti varia tra 700.000 e un milione secondo le ONG (molti dei suoi abitanti sono migranti stagionali) e questo per una densità di oltre 2.000 persone per ettaro. Con una densità da 8 a 9 persone per stanza, Kibera è oggi considerata la più grande baraccopoli dell'Africa" Tuttavia, le statistiche ufficiali non forniscono affatto le stesse cifre. Secondo l'ultimo censimento, 170.000 persone vivono a Kibera. Se questo rapporto deve essere qualificato, perché gli Stati devono guadagnare riducendo al minimo le dimensioni degli slum, la cifra di un milione è senza dubbio esagerata" fonte UN