mercoledì 18 ottobre 2017
lunedì 27 marzo 2017
Un' Umanita' Malnutrita.
![]() |
| Cibo terapeutico contro la grave malnutrizione dei bimbi distribuito dalle Suore Di Madre Teresa a Jimma in Etiopia |
Un'umanita' malnutrita,
muri alle frontiere, muri culturali, squilibri alimentari e di consumo come veri e proprio muri, reali quanto quelli di cemento.
Cresce la sperequazione tra Nord e Sud del Mondo, tra i (pochi) ricchi e chi sopravvive con poco.
Dati
drammatici quelli dell' organizzazione mondiale della sanita' secondo
cui la sovraalimentazione, causa di obesita' e malattie gravi correlate,
e' in vertiginoso aumento in tutti i paesi occidentali, nell'est
europeo ed in alcuni paesi latinoamericani (Messico in testa).
Malnutrizione
per eccesso come conseguenza di uno sbilanciamento fra introito
energetico e calorie consumate, in pratica troppo cibo, troppo consumo
(e non solo alimentare), e le vittime, anche nei contesti dei paesi piu' ricchi, sono
sempre i piu' fragili, i bambini, le fascie di popolazione piu' deboli
culturalmente ed economicamente: negli USA per esempio sono soprattutto
le minoranze piu' povere come i latinos e gli afroamericani a registrare
il piu' alto tasso di obesita' .
Sono invece, per contrasto,
milioni le persone denutrite nel Mondo, ovviamente l'Africa guida la
classifica dei continenti con il piu' alto numero di persone
sottoalimentate: nella sola Etiopia sono piu' di 400mila i bambini che
soffrono di grave malnutrizione, ed almeno 10 milioni di persone secondo
l'ONU necessitano di aiuti alimentari.
I cambiamenti
climatici aggravano la situazione: il Niño, un fenomeno di
surriscaldamento anomalo delle acque in alcune aree dell'Oceano Pacifico
che produce effetti anche sulle condizioni meteorologiche mondiali,
causa una diminuzione delle precipitazioni in alcune aree del pianeta ed
inondazioni in altre.
E proprio in alcune zone del Sahel,
comprese alcune aree dell'Etiopia, la siccità che periodicamente si manifesta, rappresenta una enorme potenziale minaccia per la vita di
centinaia di migliaia di bambini: siccita' che genera carestia,
causando diminuzione della produzione agricola, morte di decine di
migliaia di capi di bestiame, vertiginoso aumento dei prezzi dei generi
alimentari, insostenibili per gran parte della popolazione che vive
sulla soglia dei 30-50 birr giornalieri ( circa 24 birr corrispondono ad 1
euro).
In Etiopia oggi un kg di pane costa in media tra i trenta ed i cinquanta birr (circa 1 euro e mezzo al kg) , 1kg di riso tra i 30 ed i 40 birr, cosi' come un 1 kg di pomodori, un litro di acqua naturale in bottiglia circa 10 birr, una bottiglia d'aranciata da 1 lt 40 birr, una confezione di mezzo kg di pasta tra i 40 ed i 60 birr (intorno ai 2 euro a confezione).
Tenendo
conto che lo stipendio medio mensile etiope si aggira tra i 2000 ed i 3000 birr (intorno ai centocinquanta Euro ), risulta evidente che
accedere ai beni di consumo, in primis quelli alimentari- con la sola
esclusione dell'injera, il piatto piu' diffuso e tradizionale d'Etiopia,
e di pochi altri prodotti, come leghumi ed alcuni ortaggi- e' ormai
privilegio di pochi.
L'intero Corno d'Africa (dati Fao) e' l'area al
Mondo che registra il piu' alto tasso di poverta' e malnutrizione, in
testa paesi come l'Eritrea, la Somalia, il Sud Sudan; l'Etiopia ha
diminuito di molto negli ultimi 30 anni la percentuale di popolazione
che soffre di malnutrizione, passando dal 71% del triennio 1990-92 al
44% del triennio 2004-2006, ma la situazione in molte aree del paese
rimane critica, attualmente la siccità e l' assenza di piogge hanno colpito
anche le zone fertili, rendendole aride, decimando raccolti e bestiame,
obbligando migliaia di persone a percorrere lunghi chilometri in cerca
di cibo e acqua pulita. la malnutrizione è causa di disabilità per
1 bambino su 5.
domenica 26 marzo 2017
Una realta' Che Non Sprofonda Del Tutto Grazie Alle Donne
E' grazie alle donne se, soprattutto in questi luoghi cosi' afflitti da poverta' estreme, la realta' non sprofonda del tutto.
Sono loro a lavorare, ad accudire i figli,
a badare ai famigliari, alla casa.
Sono loro a preoccuparsi del futuro, il loro, quello dei loro cari.
Molti uomini qui in Etiopia sono invece dipendenti dal khat e dall'alcol, incuranti della loro sorte, di quella dei loro figli, delle loro mogli, dei loro familiari.
Molte donne qui allattano i loro figli anche fino al compimento dei 3 anni (vedi foto)
Sono loro a lavorare, ad accudire i figli,
a badare ai famigliari, alla casa.
Sono loro a preoccuparsi del futuro, il loro, quello dei loro cari.
Molti uomini qui in Etiopia sono invece dipendenti dal khat e dall'alcol, incuranti della loro sorte, di quella dei loro figli, delle loro mogli, dei loro familiari.
Molte donne qui allattano i loro figli anche fino al compimento dei 3 anni (vedi foto)
Il Posto Al Sole Dell' Italia Fascista, Che Non C' e' Piu' .
Jimma, la più grande città dell'Etiopia sudoccidentale, nella regione
di Oromia, conta una popolazione di almeno 300 mila abitanti, si trova
a circa 250 km a sud-ovest della capitale Addis Abeba. Prima che
venisse sciolta, era la capitale della provincia di Kaffa, la regione
che, secondo la tradizione, vanta di essere l'origine del caffe'
(etimologicanente la parola caffe' deriva proprio da Kaffa).
Durante l'amministrazione coloniale italiana era sede del
Governatorato di Galla e Sidama(GS), la località venne scelta a causa
della sua centralità rispetto al territorio del Governatorato e la
città venne praticamente fondata ex novo, secondo un piano regolatore
che prevedeva di creare una città residenziale dotata di tutti i
servizi in grado di soddisfare le esigenze di una sede di
Governatorato.
Già nel 1938 la città di Gimma era valutata avere 15.000 abitanti, dei
quali almeno 5.000 italiani (era la seconda citta' per numero di
italiani residenti, dopo la capitale Addis Abeba).
Tra il 1936 ed il 1941, anno in cui gli inglesi sconfissero gli
italiani, in Etiopia furono costruiti ponti, edifici, cinema, furono
costruite piazze e quasi 20mila km di strade asfaltate.
Nelle sale dei cinema si proiettavano film italiani in cui si
esaltavano la propaganda del minculpop e la conquista del "posto al
sole".
Le aree dove vivevano gli italiani erano pero' interdette agli etiopi,
se non ai pochi autorizzati (per lo piu' lavoratori nelle attivita'
italiane e domestici, trattati alla stregua di schiavi).
Nel 1937 ad Addis Abeba, nei giorni successivi al fallito attentato
al generale Graziani (https://it.wikipedia.org/ wiki/Rodolfo_Graziani),
per ritorsione furono sterminati migliaia di etiopi innocenti, tra cui
donne e bambini.
Di quell'Italia coloniale oggi non rimane piu' niente, se non qualche
piccola traccia visibile solo agli occhi interessati di chi va' a
ricercarla: un fascio littorio su qualche ponte,
cinema abbandonati, ridotti ad edifici fatiscenti e diroccati,
ormai pochissimi anziani etiopi che ricordano poche parole d' italiano,
qualche decina di anziani italiani che vissero quell'epoca.
Delle migliaia durante l'occupazione, divenute poi' centinaia ed
infine poche decine, d'italiani a Jimma ne e' rimasto solo uno:
Riccardo Messino', nato ad Asmara nel 1930 (attuale Eritrea) da madre
eritrea e Rocco, figlio di un soldato italiano nato in Piemonte,
commerciante di bestiame ed alimentari.
Riccardo arrivo' a Jimma negli anni 50 per lavorare come meccanico in
una ditta svedese:" ero capo officina, gestivamo riparazioni e
manutenzioni del parco automezzi di una grossa ditta di costruzioni
svedese, mi pagavano bene, 4 dollari l'ora che ai tempi erano davvero
molti".
Una moglie eritrea, dalla quale ha avuto tre figli, tutti emigrati a
Nord, uno a Los Angeles, uno a Roma, uno a Londra.
Nel 1958 avvia l'officina di meccanico a Jimma:" nel ventennio 1950-70
si lavorava molto, giravano tante macchine italiane, Fiat 34,
Fiat1400, Fiat 1100, Fiat 600, tutte macchine su cui sapevo metterci
mano, ero l'unico qui a Jimma a saperle riparare".
Riccardo- un fiume in piena mentre beve caffe' e fuma una sigaretta
dietro l'altra nell' ufficio della sua officina di Jimma, che a
dispetto dei suoi 87 anni dirige ancora con gran tempra :" non potrei
fare altrimenti, se non fossi presente qui tutti i giorni, le cose non
andrebbero avanti, non mi fido dei locali, sono selvaggi"- non mi
nasconde la nostalgia per i tempi del Duce:" in soli 6 anni qui
abbiamo costruito di tutto, palazzi, scuole, strade, il fascismo qui
ha fatto grandi cose, Io mi sento ancora fascista".
Immediatamente provo a raccontargli che le opere a cui si riferisce
erano ad uso e consumo dei soli italiani, e che tra l'altro non ne e'
rimasto piu' nulla, se non macerie, come il cinema italiano che ho
visitato poche ore prima nel centro di Jimma, gli ricordo anche delle
stragi fasciste con centinaia di migliaia di vittime innocenti tra gli
indigeni, lui annuisce, borbotta qualcosa, Io mi fermo, non mi sembra
giusto mettere in discussione un nostalgico ricordo, seppur
ideologizzato ed errato, che e' una delle poche cose a cui si aggrappa
quest'uomo.
"Fino al 1966 di italiani qui a Jimma ce n'erano a centinaia, ed a
migliaia resistettero' a vivere in Etiopia anche dopo la fine
dell'occupazione nel 1941, ma dopo la vittoria comunista del Derc,
comandato dal feroce dittatore Menghistu(al Derc verrano attribuiti
centinaia di migliaia di vittime e sparizioni tra oppositori politici
e non allineati al regime comunista), rimpatriarono quasi tutti, ed a
Jimma rimanemmo non piu' di una ventina, tutti sepolti, tranne il
sottoscritto, nel cimitero italiano qui vicino".
Riccardo, figlio dell'Italia coloniale e fascista, si sente
profondamente italiano, dell' Italia ne parla la lingua, ne mangia il
cibo, alternandolo all'injera (tradizionale piatto etiope a base di
teff, uno dei primi cereali documentati nella storia dell'umanita') ma
in realta' in Italia c'e' stato una sola volta, con suo padre
quando aveva 5 anni, da Massaua a Napoli, 5 giorni di navigazione
attraverso il mar Rosso, Suez ed il Mediterraneo.
Mentre parliamo, accanto alla sua officina, tecnici cinesi, supportati
da personale locale, posano cavi elettrici per portare corrente, la
colonizzazione cinese in atto e' visibile ovunque, nelle citta' come
nelle aree rurali, Riccardo li osserva infastidito: ''le strade ed i
ponti che abbiamo costruito noi italiani dopo mezzo secolo erano
ancora decenti e percorribili, quelle che costruiscono i cinesi dopo
nemmeno 10 anni sono impraticabili."
di Oromia, conta una popolazione di almeno 300 mila abitanti, si trova
a circa 250 km a sud-ovest della capitale Addis Abeba. Prima che
venisse sciolta, era la capitale della provincia di Kaffa, la regione
che, secondo la tradizione, vanta di essere l'origine del caffe'
(etimologicanente la parola caffe' deriva proprio da Kaffa).
Durante l'amministrazione coloniale italiana era sede del
Governatorato di Galla e Sidama(GS), la località venne scelta a causa
della sua centralità rispetto al territorio del Governatorato e la
città venne praticamente fondata ex novo, secondo un piano regolatore
che prevedeva di creare una città residenziale dotata di tutti i
servizi in grado di soddisfare le esigenze di una sede di
Governatorato.
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| Riccardo Messino', 87 anni, l'ultimo italiano rimasto a Jimma |
quali almeno 5.000 italiani (era la seconda citta' per numero di
italiani residenti, dopo la capitale Addis Abeba).
Tra il 1936 ed il 1941, anno in cui gli inglesi sconfissero gli
italiani, in Etiopia furono costruiti ponti, edifici, cinema, furono
costruite piazze e quasi 20mila km di strade asfaltate.
Nelle sale dei cinema si proiettavano film italiani in cui si
esaltavano la propaganda del minculpop e la conquista del "posto al
sole".
Le aree dove vivevano gli italiani erano pero' interdette agli etiopi,
se non ai pochi autorizzati (per lo piu' lavoratori nelle attivita'
italiane e domestici, trattati alla stregua di schiavi).
Nel 1937 ad Addis Abeba, nei giorni successivi al fallito attentato
al generale Graziani (https://it.wikipedia.org/
per ritorsione furono sterminati migliaia di etiopi innocenti, tra cui
donne e bambini.
Di quell'Italia coloniale oggi non rimane piu' niente, se non qualche
piccola traccia visibile solo agli occhi interessati di chi va' a
ricercarla: un fascio littorio su qualche ponte,
cinema abbandonati, ridotti ad edifici fatiscenti e diroccati,
ormai pochissimi anziani etiopi che ricordano poche parole d' italiano,
qualche decina di anziani italiani che vissero quell'epoca.
Delle migliaia durante l'occupazione, divenute poi' centinaia ed
infine poche decine, d'italiani a Jimma ne e' rimasto solo uno:
Riccardo Messino', nato ad Asmara nel 1930 (attuale Eritrea) da madre
eritrea e Rocco, figlio di un soldato italiano nato in Piemonte,
commerciante di bestiame ed alimentari.
Riccardo arrivo' a Jimma negli anni 50 per lavorare come meccanico in
una ditta svedese:" ero capo officina, gestivamo riparazioni e
manutenzioni del parco automezzi di una grossa ditta di costruzioni
svedese, mi pagavano bene, 4 dollari l'ora che ai tempi erano davvero
molti".
Una moglie eritrea, dalla quale ha avuto tre figli, tutti emigrati a
Nord, uno a Los Angeles, uno a Roma, uno a Londra.
Nel 1958 avvia l'officina di meccanico a Jimma:" nel ventennio 1950-70
si lavorava molto, giravano tante macchine italiane, Fiat 34,
Fiat1400, Fiat 1100, Fiat 600, tutte macchine su cui sapevo metterci
mano, ero l'unico qui a Jimma a saperle riparare".
Riccardo- un fiume in piena mentre beve caffe' e fuma una sigaretta
dietro l'altra nell' ufficio della sua officina di Jimma, che a
dispetto dei suoi 87 anni dirige ancora con gran tempra :" non potrei
fare altrimenti, se non fossi presente qui tutti i giorni, le cose non
andrebbero avanti, non mi fido dei locali, sono selvaggi"- non mi
nasconde la nostalgia per i tempi del Duce:" in soli 6 anni qui
abbiamo costruito di tutto, palazzi, scuole, strade, il fascismo qui
ha fatto grandi cose, Io mi sento ancora fascista".
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| Riccardo Messino', 87 anni, nellla sua officina automobili a Jimma |
Immediatamente provo a raccontargli che le opere a cui si riferisce
erano ad uso e consumo dei soli italiani, e che tra l'altro non ne e'
rimasto piu' nulla, se non macerie, come il cinema italiano che ho
visitato poche ore prima nel centro di Jimma, gli ricordo anche delle
stragi fasciste con centinaia di migliaia di vittime innocenti tra gli
indigeni, lui annuisce, borbotta qualcosa, Io mi fermo, non mi sembra
giusto mettere in discussione un nostalgico ricordo, seppur
ideologizzato ed errato, che e' una delle poche cose a cui si aggrappa
quest'uomo.
"Fino al 1966 di italiani qui a Jimma ce n'erano a centinaia, ed a
migliaia resistettero' a vivere in Etiopia anche dopo la fine
dell'occupazione nel 1941, ma dopo la vittoria comunista del Derc,
comandato dal feroce dittatore Menghistu(al Derc verrano attribuiti
centinaia di migliaia di vittime e sparizioni tra oppositori politici
e non allineati al regime comunista), rimpatriarono quasi tutti, ed a
Jimma rimanemmo non piu' di una ventina, tutti sepolti, tranne il
sottoscritto, nel cimitero italiano qui vicino".
Riccardo, figlio dell'Italia coloniale e fascista, si sente
profondamente italiano, dell' Italia ne parla la lingua, ne mangia il
cibo, alternandolo all'injera (tradizionale piatto etiope a base di
teff, uno dei primi cereali documentati nella storia dell'umanita') ma
in realta' in Italia c'e' stato una sola volta, con suo padre
quando aveva 5 anni, da Massaua a Napoli, 5 giorni di navigazione
attraverso il mar Rosso, Suez ed il Mediterraneo.
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| Tecnici cinesi al lavoro per portare cavi per corrente elettricaa Jimma |
Mentre parliamo, accanto alla sua officina, tecnici cinesi, supportati
da personale locale, posano cavi elettrici per portare corrente, la
colonizzazione cinese in atto e' visibile ovunque, nelle citta' come
nelle aree rurali, Riccardo li osserva infastidito: ''le strade ed i
ponti che abbiamo costruito noi italiani dopo mezzo secolo erano
ancora decenti e percorribili, quelle che costruiscono i cinesi dopo
nemmeno 10 anni sono impraticabili."
lunedì 13 marzo 2017
Africa: Una Bomba Demografica
Le comunicazioni dall Etiopia non sono facili,
persiste lo stato di emergenza, nonostante la situazione sia (almeno apparentemente) in miglioramento dopo le proteste degli Oromo dello scorso anno, in cui si sono registrati centinaia di vittime per mano dell esercito.
Facebook e' molto spesso offline, censurato dal Governo.
l'Etiopia e' il secondo paese piu' popoloso d Africa dopo la Nigeria.
Una vera e propria bomba demografica, come l'Africa, che nel 2050 avra' da sola il 40% della popolazione mondiale e toccherà la cifra di 4 miliardi di persone a fine secolo.
E che l'Africa da sola non sia in grado di sostentare tutti i suoi abitanti, 1 miliardo nel 1975 e oggi raddoppiati
, appare fin troppo visibile, girando per le strade della capitale Addis (che ormai conta quasi 10 milioni di abitanti), o di Jimma, una delle citta' piu' popolose dopo la capitale: centinaia di migliaia di giovani, ormai abili e capaci di accedere ai new media, alle comunicazioni, alle informazioni ed alle conoscenze tecnologiche, senza occupazione.
Occuparsi dell'Africa non e' una questione di buonismo, di carita' cristiana, o di idealismo, occuparsi dell'Africa e' una questione vitale, di sicurezza, per il futuro dell'Europa in testa.
Possiamo anche non occuparci di quello che succede quaggiu',
ma quello che succede qui, si sta' gia' occupando di cio' che sta' avvenendo piu' a nord.
lunedì 12 dicembre 2016
domenica 11 dicembre 2016
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