domenica 7 gennaio 2024
Melkam Genna, Buon Natale Etiopia, Terra Misteriosa, Delle Origini
Un pensiero (una preghiera x chi vuole), vi chiedo, x il mondo "cugino" del cattolicesimo, quello ortodosso, copto in particolare, che oggi celebra il Santo Natale. X l Etiopia in particolare, terra martoriata e sull'orlo del baratro di una guerra ancor più estesa, dopo quella del Tigray che ha provocato, stime UN, quasi mezzo milione di morti nei due anni in cui si è combattuto (truppe federali contro esercito di liberazione del Tigray, con un accordo di pace siglato in SudAfrica poco meno di un anno fa)... Terra che x me è madre, Matria, in cui tornerò quanto prima, a Dio piacendo.Terra da cui, come esseri umani, siamo "partiti" nel cammino (scienziati ed antropologi questo dicono, riferendosi ai ritrovamenti, come quello della nostra antenata "Lucy"🐵, avvenuti nella Rift Valley etiopica), da cui "proveniamo" come origine semitica ( l'amarico, lingua ufficiale dell'Etiopia, e' lingua semitica come lo sono l'ebraico e l'arabo, come lo era l'aramaico...lingua di Gesù di Nazareth), ed abramitica, quella delle 3 religioni monoteiste...ebraismo, cristianesimo, islam hanno origine antichissime in Etiopia, fin dai loro albori... Il regno di Axum è stato il primo regno cristiano nella storia, i Falascia o Beta Israel ( ebrei etiopi) sono ebrei di tradizione tra la più antica ( consigliato è il film "Vai e Vivrai" che narra la storia di un ebreo etiope "de-portato", insieme a migliaia e migliaia di etiopi, in Israele attraverso l'operazione "Mose" e "Salomone" del Mossad e dell'esercito d'Israele negli anni 80... a proposito...nell'IDF/Tzahal - l'esercito dalla stella di David, come nella società israeliana del resto, non sono pochi le donne e gli uomini, di color ebano...ecco, i falascia, Beta Israel...)
ed infine l'Islam ( la più "giovane" tra le 3 religioni abramitiche), che già dai tempi del profeta Maometto, si era espanso oltre la penisola arabica, oltre il Mar Rosso, arrivando sulle coste del Corno d'Africa. Harar, città etiope non lontana dal Mar Rosso - celebre anche perché uno dei più grandi scrittori francesi, Arthur Rimbaud, ci visse x molti anni- è quarta città Santa per l'Islam (dopo Mecca, Medina e Gerusalemme).
Terra- radice, di un'umanità e spiritualità rare, che "colpiscono", "commuovono", "aprono", "convertono". Con un'anima profonda e contemplativa. Allora Melkan Genna! Dove Melkam in amarico significa Buono e Genna... Natale, ma anche "non ancora" ....l'attesa, la speranza della Luce.
Il mondo e'ancora pieno di tenebre e di distruzione, ma c'e' una luce che è pronta a nascere.
Buon Natale!
Giuseppe
giovedì 28 dicembre 2023
Ultimo Dì Di Tirocinio Ospedaliero E La Scommessa Su Dio.
Concluso oggi tirocinio in ospedale Valduce di Como: e' stata, non lo nascondo, un'esperienza faticosa, in un ambiente non poco affaticato. Il contesto sanitario soffre ovunque, di una sofferenza strutturale, in cui a "pesare" sono soprattutto i tagli economici e di bilancio, con il conseguente sottodimensionamento del personale, che nelle zone di confine con la Svizzera - paese che garantisce anche tripli salari per chi oltrepassa la frontiera per lavorare in ambienti sanitari come infermiere/ operatore sanitario- costituisce vera e propria emergenza.
E Como, oltre ad esserlo - città di confine italo/elvetico -mi pare porti già con sé fatiche profonde, credo anche antropologiche, storiche, che ne fanno, a mio sentire, un luogo non facile alle relazioni, anche diffidente. Sarà la morfologia di un territorio-conca, tra lago e montagne, che si "separa" da ciò che ne è fuori, sarà una certa storica separazione/ opposizione, di potere, militare, religiosa (intendendo per quest' ultima l'appartenenza ad una sua diocesi, che ha anche combattuto con quella ambrosiana nella guerra decennale di fine 1100) dalla vicina (ed aperta) Milano, che peraltro ha sempre cercato di "inglobarla", sarà l'essere luogo di transito su una via verso una frontiera, vicina quella geografica - amministrativa (Ponte Chiasso-Chiasso), un po' più a nord quella culturale-linguistica (al di là del Passo del San Gottardo, ad Andermatt, canton Uri, la lingua ufficiale è quella tedesca), ad averla forgiata in questo modo. D'altronde l'ambiente forgia l'animo, l'ambiente (antropologico/storico/culturale/ familiare) consegna bellezze, carismi, ma anche ferite profonde, che a volte neanche si vedono o che si vogliono vedere.
Lo concludo oggi, il servizio al Valduce, accompagnando una salma di un uomo di mezza età, dal sesto piano, reparto cardiologia- il luogo dove ho trascorso una buona parte del tempo negli ultimi due mesi, in cui quell'uomo stamattina alle 5 è "passato via da questa vita " - al seminterrato, in cui giacciono le salme (quattro nella giornata di oggi) in attesa delle pompe funebri.
Le grida di disperazione dei parenti - compresa la madre- del defunto, sono per me echi che compongono ciò che sento essere nel mio cammino, una scommessa su Dio, come nella celebre "scommessa" di Pascal, vale a dire quel puntare su Dio, sulla vita eterna che è nel suo amore, puntare sullo spirito, perché la carne, oltre che debole, si consuma velocemente, passa, finisce, scompare.
Polvere siamo, polvere ritorniamo: "Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris" dal lat."Ricordati, uomo, che polvere sei e in polvere ritornerai".
Siamo polvere, terra, argilla, ma se ci lasciamo plasmare dalle mani di Dio diventiamo una meraviglia, "Siamo polvere nell’universo. Ma siamo polvere amata da Dio" come ricorda Papa Francesco; ricordando, ricordandoci, di vivere in pienezza, ossia nell'apertura a relazioni sane e di cura, nella consapevolezza, nella generosità e disponibilità al prossimo, nella gratitudine, nell'amore in definitiva, in ogni istante che ci è concesso (se esiste l'amore allora esiste Dio" citando ancora Pascal).
Ps: Non ho mai rivendicato, non avrebbe senso per me, il mio essere nato e cresciuto a Milano, città che ho sempre trovato un pò claustrofobica, così com'e' cementificata, però ringrazio Milano per la sua apertura di cui mi sono impregnato, e che porto con me, ovunque andrò.
Ps 2: un raffronto che forse non ha senso, oppure chissà, la Diocesi Di Milano ha avuto come guida piu' longeva quella del Cardinal Martini, profeta della Chiesa e dell'universalità della Chiesa, mentre quella di Como ha avuto come guida, tra le più longeve, quella del Vescovo Maggiolini, più e meno vicino, se non anche ispiratore, di movimenti identitari, di rivendicazione localistica e separatistica,
che ci sia una relazione?
Un caro saluto.
Giuseppe Mantegazza
Alessandro Maggiolini il 19 marzo 1990 è insediato a Vescovo di Como. Rimase alla guida della diocesi lariana per quasi 18 anni, fino al 2006
Carlo Maria Martini, Gesuita, è insediato all' Arcidiocesi di Milano il 6 Gennaio 1980. Rimase in carico fino al 2002
sabato 23 dicembre 2023
Miracolo Di Natale, Buona Nascita.
Per secoli l'affresco di Piero Della Francesca "Madonna del parto" (foto in allegato) e' stato cosiderato un'immagine scomoda e inadeguata del miracolo di Natale. Invece non conosco immagine piu' toccante dove l'apprensione, il coraggio e la dignita' della partoriente sono rappresentati meglio. Genna in amarico (lingua semitica della cara ed amata Etiopia) significa Natale, ma anche "non ancora" . Il mondo e' ancora pieno di dolore e distruzione, ma c'e' una speranza dopo ogni travaglio...buon cammino
Giuseppe
domenica 17 dicembre 2023
Vita Piena, Buon Compleanno Papa Francesco
Un Papa profetico, che denunciò di guerra mondiale combattuta a pezzi sin dall'inizio del suo Pontificato; un Papa umano, capace di umanizzare. Che poi, umanizzare è curare, è portare, testimoniandolo, uno sguardo di bene profondo ed illuminato - spontaneo ma cercato e voluto come una carezza - sulla vita, su ciò che vi/ci accade, negli eventi, nelle relazioni soprattutto.
Ed allora un augurio di vita ancora piena a Bergoglio, ed a noi, se capaci, coi nostri limiti, di seguirlo, di seguire ciò che lui indica, il desiderio (nostalgia delle stelle) di Dio. L'augurio di portare e trasmettere il bene, quel bene che illumina, che "scompiglia", che cambia, cura ed umanizza, e che ha un prezzo: quello della libertà- la via maestra per cambiare e liberare i cuori, liberare il mondo. Allora, cari cari auguri al Papa Francesco💓, uomo libero, illuminato, in cammino con noi verso le stelle, verso Dio...
PS la foto la scattai in Vaticano pochi mesi dopo la sua elezione, era il 2013. Lo vidi poi in altre occasioni, in Africa(a Nairobi ed in Uganda), a Sarajevo...quanto entusiasmo e quanto affetto x lui!
venerdì 24 novembre 2023
Femminicidi, Rabbia Che Esplode E Società Sfilacciata
Rabbia che esplode, battaglie ideologiche da una parte e dell'altra, ed il solito "piove Governo ladro": il rischio è che la Società- rispetto a casi drammatici di cronaca trasformati in "casus belli" - si sfilacci ancora di più.
E che si polarizzino le vedute tra chi - da una parte, vorrebbe “rompere” e “far crollare” un sistema, anche patriarcale, che ha tenuto (in tante parti del mondo lo fa ancora) insieme le società - e chi dall’altra, a fronte di un nuovo che nella prassi non è chiaro, si richiude ancor di più al cambiamento, rigettandolo, non solo non affrancandosi da “vecchi paradigmi”, ma rivendicandoli come gli unici- anche se spesso nell’ipocrisia, nella superficialità, nell’imposizione dei ruoli “patriarcali”- a dare sicurezza in un mondo così incerto e liquido. Succede anche nella Chiesa: quante resistenze e chiusure al nuovo corso “liberatorio” avviato da Papa Francesco.
“Cambia il mondo se cambio personalmente”: giusto chiederli, sapendo però che i cambiamenti, personali in primis, sono processi che richiedono tempi lunghi, che saranno sempre un pò incompiuti, e che si generano non solo in movimenti culturali e sociali di liberazione ed emancipazione, ma anche in dinamiche antropologiche.
Vedo e sento tanta rabbia in giro, frustrazioni, incapacità a guardarsi dentro per edificare se stessi, edificando così relazioni sane e di crescita: donne arrabbiate con uomini che loro stesse hanno "scelto"...uomini arrabbiati con donne. Ed allora si preferiscono i gatti, i cani, i conigli, accudendoli come fossero bambini. Quante separazioni, quante divisioni, quanti illusori rifugi! In noi stessi prima di tutto.
Il rischio, rispetto all’ultimo caso di cronaca di “femminicidio”, è sempre lo stesso, e cioè che si parli per onde emotive, che si cerchino capri espiatori, che si facciano battaglie preconcettuali ed ideologiche, in cui in realtà si nascondono frustrazioni e rabbie più intime e personali.
Ma che si facciano queste battaglie culturali e sociali, e politiche di conseguenza! Però che partano e che arrivino nel profondo dell'essere umano e della sua aspirazione al bene: la donna e l'uomo sono spirito oltre che corpo...e sono diversi, complementari credo. Una società senza padri muore, perde “orizzonte”, perde lo sguardo verso la “frontiera”: se manca un padre tutto è difficile, in salita, come peraltro se manca la madre, ma per altri aspetti.
Le esperienze personali vissute in Africa, nella loro semplicità (l’Africa è semplice, e proprio per questo anche diretta nel rimandare alla sostanza delle vicende umane e dell’animo umano) mi hanno dato l’opportunità di cogliere alcune dinamiche, che non assolutizzo, ma che mi pare siano "radicate", antropologiche: quando entro in un orfanotrofio i bambini mi assalgono perchè mi vedono e sentono subito come figura di padre (proprio perché gli manca quella figura, più di quella femminile con cui hanno a che fare, attraverso suore ed operatrici).
Sempre in Africa, un'amica, cooperante spagnola, che ha adottato come single una bimba etiope (per la legge spagnola è consentito ai singoli ed alle coppie omosessuali di adottare bambini), ebbene tutte le volte in cui andavo a trovarla, la bambina non faceva che abbracciarmi e cercarmi, alla ricerca di una figura maschile, di padre.
Viva il cambiamento, un po ' meno gli “strappi” , soprattutto in società già piuttosto affaticate.
Giuseppe
domenica 19 novembre 2023
Esperienza Ospedaliera: Cura E Cultura Della Cura.
Dopo una decina di giorni di servizio all'ospedale Valduce di Como, reparto Cardiologia, mi sento di sintetizzare e di condividere qualche impressione, e, senza alcuna pretesa, qualche piccola riflessione.
I ricoverati, per quanto vi riesca, nei momenti in cui è possibile, li "curo" soprattutto ascoltando le loro storie, che si "aprono" a me: e non è tanto il dolore che ne viene fuori (qualcuna- sono soprattutto donne, anche se poche- riesce a raccontarsi), quanto piuttosto - lo colgo velocemente- il loro rimando a vite vissute non pienamente, le loro, di tanti rimpianti e, spesso, di "vere" e proprie morti dentro, come epilogo di ferite non integrate, di poca consapevolezza, di attaccamenti a ruoli che ovviamente cadono come bolle di sapone, di relazioni vissute superficialmente.
Una donna, A., malata terminale di tumore, ricoverata da una decina di giorni per scompenso cardiaco, che quando mi vede gli occhi le sorridono, mi raccontava dei suoi 50 anni di un matrimonio mortifero, una tomba - è lei che lo ha definito così, una “tomba” che rimane dentro di lei, da cui non si è liberata. Del matrimonio, o meglio del marito, visto la dipartita di quest’ultimo anni fa, si è invece liberata.
Nel mio reparto era ricoverato anche un turista americano del Connecticut, vicino NY, lì in ospedale per un infarto che lo ha colpito a Como una settimana fa, ieri è stato dimesso.
Gli sono stato "vicino", c’è stata subito empatia verso di lui, visto anche il mio trascorso negli States, rompendo un po' della sua paura e dell'isolamento che naturalmente proverebbe un ospedalizzato in un contesto “alieno”, per cultura, stile di vita, lingua, procedure mediche ed ospedaliere;
T. è Cattolico, di avi italiani transitati da Ellis Island (piansi non poco quando la visitai anni fa, “l’isola delle Lacrime” di fronte a Manhattan, dove transitarono, tra fine ottocento e la metà del 900, almeno 12 milioni di migranti provenienti dall’Europa, tra questi non pochi italiani). Quando la figlia è arrivata a trovarlo in ospedale, venendo direttamente ed appositamente dagli Stati Uniti, ha lasciato mance: 20 euro al personale sanitario che incontrava in reparto.
Ieri, alle 14, quando uscivo di reparto e lui, lo statunitense, stava per essere dismesso, voleva darmi, ho rifiutato, dieci volte tanto quanto la figlia aveva dato ad altri del personale, come mancia.
In cardiologia, tra gli altri, vi è ricoverato un anziano che arriva dalla Valle Intelvi, uomo taciturno, visto poi che fatica ad esprimersi in italiano, che però, da quando ho iniziato a parlare con lui in un ottimo dialetto (che è il mio mother tongue, cioè quella lingua della madre - che è memoria “affettiva” che non si dimentica), ha cominciato a sorridermi, e - per come può- a condividermi un pò della sua storia, le sue paure soprattutto.
In ogni caso, tutte narrazioni di un'umanità, oltre che dolorante, spesso incapace di leggere, e quindi di scrivere la propria storia.
E se non si legge non si scrive la propria storia ( prima si impara a leggere poi a scrivere), ed allora è come se non si fosse esistiti: un peccato davvero, perché peccato vero è una vita non vissuta in pienezza e profondità. Peccato vero è non aver scritto, quindi vissuto, la propria storia.
Ci furono, prima della “Soluzione Finale” tentata dai nazisti, non pochi "olocausti" nella storia umana, tentativi di genocidi: non pochi furono dimenticati (tra tutti quello subito dagli armeni per opera dell’impero ottomano), mentre la Shoah, appunto, rimane nella storia collettiva come sfregio estremo all'umanità tutta, rimane come storia - personale (ne sappiamo molte, cito Anna Frank, Primo Levi, Oskar Schindler) - e collettiva, che va oltre quella dello stesso popolo ebraico che l'ha subita direttamente.
Fu possibile scriverne, ed esporle- non solo come letteratura, ma anche come arte, musica, cinema- andandoci dentro, attraversandole quelle storie, quella storia, attraverso riflessioni, studi, impegno e lavoro di tipo umanistico, teologico, culturale, psicologico, religioso. La Memoria, come l’acqua, è vita. (“la Memoria dell’acqua”).
La storia, anche la nostra storia, la si scrive se ci “accompagnano”, se vi entriamo in profondità, se la attraversiamo, soprattutto se attraversiamo le ferite profonde che ci definiscono, a volte che ci precedono (quelle che ereditiamo dal contesto storico/sociale/familiare), ferite che- se integrate- liberano energia positiva e di vita, ci fanno risorgere da morte a vita nuova.
Scrivere e raccontarsi, attraversando anche valli oscure, proprio come fa il fiume, è portare gocce d’acqua (siamo noi queste gocce) nel mare dell'eternità.
È diventare eterni. La Bibbia è storia eterna. Lo sono la storia della Torah e quella del Corano, lo sono Il Tao Te Ching (libro sacro del taoismo) ed Il Tripiṭaka (libro Sacro buddista), lo sono altre opere religiose e non, - letterarie e non- divenute immortali nelle culture occidentali ed orientali, asiatiche, americane, africane.
Vorrei concludere tornando alla cura, visto il tema ospedaliero, o meglio alla “cultura della cura” piu’ volte esortata e sollecitata da Papa Francesco entro un concetto ampio, vero, olistico, di dignità fisica, ma anche d’integralità nella sua fondamentale componente psico -relazionale e spirituale che è nell’essere umano: “cura” che corre il rischio di “ridursi” sempre più, in occidente soprattutto, a dei “meri” paradigmi tecnici-sanitari-farmacologici- che in diversi contesti sono già diventati ideologia, che, come tale, inganna e “delude” il cuore dell’uomo, che è invece- nel suo più recondito sacrario- alla ricerca di verità, di un amore autentico ed unico, il solo a donare l’eternità.
A Me, A Te, Al Vento...
A me, a te,
intrepido navigatore,
solitario camminatore,
instancabile pedalatore,
che cerchi risposte nell'inquieto vento.
Il tuo inquieto cuore risposte non troverà,
ma il vento, ne sono certo,
le mie domande accogliera'.
Accogliera' il mio grido, la mia rabbia, il mio dolore, il mio amore,
e di rimando questo mi dirà:
che salvi te stesso solo se salvi il mondo,
e che salvi il mondo solo se salvi te stesso.
E ti salvi, e lo salvi il mondo, se al vento le domande le porrai,
se a lui rimarrai aperto,
accogliente,
gentile,
se non rimarrai chiuso in piccole e soffocanti circolarità;
e ti salverai, e salverai,
se a lui chiederai verità,
e delle mezze verità-
quelle di un ipocrita benessere,
di una ottusa autosufficienza-
non ti accontenterai.
Oggi ho salvato il mondo,
oggi ho salvato me stesso,
ho accarezzato l'umanità, la mia, quella del mondo,
ed il vento, inquieto e ribelle,
non è che lieta armonia al mio cuore. ( foto da Brunate)
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