mercoledì 23 settembre 2020
Domanda...Sui Paradossi Che Solcano I Mari (E La Terra).
lunedì 21 settembre 2020
"La Speranza In Un Campetto (Sbiadito) Di Periferia".
mercoledì 9 settembre 2020
Il Prezzo Delle Note Stonate.
Come se non pagassimo un prezzo: all'incuria, alla mancanza di attenzione e di rispetto, alla mancanza di senso civico, all'incapacità a costruire relazioni sane e che non siano meramente utilitaristiche, come quelle che abbiamo con il mare, buono per rinfrescarci nelle torride giornate estive, e buono perché trasformato in un banchetto di pesci per la nostra insaziabile voracità.
Ed invece Il prezzo c'è, eccome se c'è, ed è altissimo, e non riguarda solo il mare, trasformato in spazio di prelievo disforme di pesci e di risorse, contenitore di plastica e rifiuti, come peraltro lo sono diventate alcune spiagge qui a Palermo dopo le sbornie delle feste d'Agosto, nonostante la necessità della sordina e di evitare gli assembramenti, visto lo stato di emergenza ancora in atto per la diffusione del virus.
Riguarda noi, gli spazi che viviamo, l'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo: il prezzo e' il degrado nelle strade, le opere pubbliche mai completate, gli ecomostri, l'acqua dei rubinetti non potabile ed a intermittenza.
Il prezzo è ospedali e scuole fatiscenti, tempi di attesa per cure mediche indicibili, buche e voragini nelle strade, rifiuti sui marciapiedi, asfalto divelto.
Eppure basterebbe poco, un poco che costa tanto, ma che converrebbe, perché non ci sono altre vie possibili per il bene.
I sistemi corrotti si reggono sui ricatti, sulla sudditanza, sulla deresponsabilizzazione, la nostra.
Sull'inganno, sull'elevare a riferimenti vincenti modelli aggressivi, violenti, arroganti. Ci facciamo ricattare dai vizi e dalle debolezze, ci facciamo sedurre dal brutto e dai bulli, dalla mediocrità, ci facciamo ingannare dal facile e subito.
Diamo retta alla pancia, in questo circolo vizioso che alimenta ignoranza, sottosviluppo, malapolitica ed oltre, fino alla corruzione ed alla criminalità, anche e soprattutto quella organizzata.
Eppure basterebbe scegliere, l'uomo sceglie sempre.
Certo, per fare scelte il più libere possibile, bisogna faticare, sforzarsi di comprendere, avere consapevolezza, di se stessi in primis, si tratta di non prendere tutto ciò che ci arriva e che ci viene proposto, di discernere cosa è dannoso e cosa chiude nel vizio e nel cortocircuito, si tratta di essere sufficientemente liberi e lucidi, capaci di rifiutare il percorso più facile, quello che inevitabilmente ci riporta sempre al punto di partenza.
A renderci degni e migliori sono la fatica della ricerca, il coraggio di iniziare un cambiamento, il non dare per scontato modelli e comportamenti, anche culturali e persino antropologici, dannosi, per noi e per gli altri, siano essi i nostri vicini più prossimi od i lontani.
Essere consapevoli che tutto è in relazione, che tutto ci riguarda. Globalizzare la responsabilità e la solidarietà, non l'indifferenza.
Allacciare le cinture, arrivare puntuali ad un appuntamento, non buttare cartacce in strada, non lasciare rifiuti in spiaggia.E' provocante, in proposito, vedere bambini e ragazzi, che più di altri dovrebbero già aver sviluppato sensibilità civica ed ecologica, buttare rifiuti mentre giocano al campetto della parrocchia nel quartiere del Borgo Vecchio qui a Palermo, rivendicando persino il gesto, in senso di sfida, forse anche di rabbia, di frustrazione e mancanza di speranza.Eppoi ancora non parcheggiare dove non è consentito, per non essere da ostacolo ai pedoni, ai ciclisti, perché la mancanza di senso civico va inevitabilmente a colpire tutti, specialmente i più deboli, gli anziani, i disabili, i bambini. Non per perfezionismo o senso del dovere ma per amore, rispetto, misericordia, che poi fanno la conversione, o meglio è l'autenticità della conversione a farli. Non solo rispettare e non prevaricare, soprattutto curare: non per legalismo ma per viva sensibilità (spesso pare invece che l'unica autorità riconosciuta sia quella punitiva, in una dinamica molto infantile che crea lo stereotipo del gioco di "guardia e ladro" e che crea una sorta di deterrenza passiva e di facciata, a proposito e ad esempio, il più delle volte per placare i litigi e gli accenni di rissa che puntualmente si creano alla fila per ricevere il pranzo alla mensa Caritas, l'unico richiamo ascoltato e compreso pare sia la minaccia di far intervenire i carabinieri). Non c'è processo virtuoso che non venga dall'uomo e che non ritorni all'uomo, in termini di bene e di crescita. E non c'è percorso autentico di cambiamento delle strutture che non parta da noi, dal nostro quotidiano, da come lo viviamo, dalle sensibilità, cure ed attenzioni da cui ci facciamo abitare, e dalle conseguenti relazioni ed azioni che costruiamo.
Eppoi contemplare il bello e ciò che sa d'infinito, l'orizzonte del mare, un cielo dipinto al tramonto, dipinto nell'oscurità della notte da nitide stelle e da una luminosa luna.
Contemplare ed ascoltare note armoniche: credo che il bene e la rigenerazione partano da lì.
L'orizzonte Del Mare, Di Gocce D'Infinito”.
“L'orizzonte Del Mare, Di Gocce D'Infinito”.
od il farsi cullare dai suoi pacati movimenti,
non il suo refrigerio in estate,
neppure la salsedine che allevia il respiro,
né il suo sale rimarginante;
piuttosto è il suo orizzonte d' infinito,
il perpetuo movimento,
di eterna vita,
di frontiera dell'anima,
di premessa di ciò che potrebbe esserci in quell'oltre quasi impercettibile, però vivo e reale.
La libertà che ci prelude il mare costa fatica, quella d' affidarsi ad una meta protesa all'infinito,
di continuare a navigare senza sosta verso l'orizzonte che gli empi ignorano,
che i pagani deridono,
che i carnefici vorrebbero possedere e poi distruggere.
Ma anche l'orizzonte si trasforma in condanna,
quando lo sguardo si abbassa,
quando il desiderio di terra ferma, di ritorno e di nascondimento, hanno il sopravvento.
E' umano certo,
anche i marinai forse non sono così liberi: dopo tanto tempo in mare il loro sguardo si fa contrito,
e la ricerca si affievolisce ad un mesto desiderio di terra ferma.
Ma il viaggio non consente un ritorno che non sia miraggio ed inganno.
L'autentica ricerca e' nel contemplare, non nel possedere,
convivendo con il limite,con la consapevolezza che l'orizzonte sarà sempre là, oltre, irraggiungibile.
Ma è proprio quell'osare, di tenere lo sguardo su di esso, che rende il viaggio autentica prova di fede, di coraggio,
e di speranza.
E' l'eternità delle gocce d'acqua,
libere nel disperdersi nel mare.
GLM
martedì 8 settembre 2020
Willi Monteiro E l'indifferenza Glocal.
La globalizzazione dell'indifferenza e' glocal, un male che produce altro male. In ogni caso la violenza ha sempre affascinato, perché, da sempre, e' strumento di successo, conquista, potere, denaro. Sdoganata ed avallata dal potere, dall'ideologia, dalla teologia.
Bene contrastare il trumpismo, il berlusconismo, il salvinismo. Ma con il male - individuale e strutturale/comunitario, anche solo per il suo sguardo assente ed indifferente quindi complice e responsabile - avremo sempre a che fare, fino alla fine dei tempi. Possiamo "solo" darci da fare per creare processi umani, quindi anche di strutture, più responsabili, adulte, mature, non violente ed aperte al dialogo ed all'accoglienza. Siamo solo all'inizio di questo cammino...
sabato 22 agosto 2020
In Uscita, Anche Se Incidentati(In Bicicletta)
L'altro ieri, purtroppo, ho avuto una brutta caduta in bicicletta mentre andavo a prestare servizio alla Caritas (sono inserito in progetti contro le povertà, a sostegno dei senzatetto e delle donne vittime di tratta).
L'imprevedibilità della vita, di un sasso sul percorso, l'incuria in cui versano alcuni marciapiedi, una mia distrazione, forse una dose minore di prudenza rispetto ai miei primi spostamenti in bici qui a Palermo: il botto è arrivato improvviso, violento.
Non ho fratture, grazie a Dio, ma davvero l'ho vista brutta, poteva andarmi peggio. Palermo non è una città facile, ma poteva accadere ovunque.
La caducità della vita.
Ho passato tutta la giornata dell'altro ieri in ospedale: arrivato alle 11 del mattino, sei ore di attesa per essere medicato, quasi otto ore prima di essere sottoposto a tac e radiografia (che hanno escluso fratture o problemi interni), dimesso all'una di notte.
Tra le altre cose, se non mi fossi tolto personalmente dal braccio la flebo, ben un ora dopo che la boccetta aveva finito di travasare il suo contenuto (antibiotici) in vena, sarei ancora lì, in mezzo al corridoio dell'ospedale, aspettando chissà cosa e chissà chi.
Tra i ricoverati, ed i loro familiari in attesa, pareva che chi gridasse più forte e con prepotenza guadagnasse maggiori attenzioni, anche tra il personale ospedaliero. Non li biasimo, anche se temo, per esperienza non mi stupirei, che gli stessi che gridano a squarciagola l'indignazione e la rabbia, per le lunghe e provanti attese delle cure, siano poi quelli che sgamano qua e là, che coltivano solo il proprio orticello, che magari votano per quei pseudo politicanti- affaristi che tagliano i fondi al pubblico e che magari s' intascano pure qualche tangente.
"Vita mia morte tua": la guerra, anche quella tra poveri, o meglio contro i poveri, alimenta business. Qualcosa non funziona, c'è un sistema perverso che esclude, che non fa funzionare bene le cose proprio lì dove dovrebbero funzionare bene, perché al servizio di tutti, specie quando piu' deboli, sofferenti e fragili. E, beninteso, non è una questione che riguarda solo il Sud d'Italia (od il Sud del Mondo): la Lombardia ed il Michigan, la mia terra d'origine e lo stato USA in cui ho vissuto nel 2016, rispettivamente la regione piu' ricca e produttiva d'Italia e lo stato americano tra i più ricchi e produttivi, contano numeri spropositati di morti per virus covid 19, soprattutto tra i più deboli, gli anziani, i malati, i senzatetto, le minoranze che vivono nei ghetti di Detroit.
Sono un po' ammaccato, ma in quelle ore passate in ospedale ho visto passare casi ben più gravi del mio: anziani stremati e morenti, uomini con traumi gravi da incidenti, eppoi almeno una giovane che, pare, avesse tentato il suicidio. Il mio pensiero è soprattutto per loro, e per gli "ultimi" che servo nelle attività qui a Palermo. Provo sempre grande empatia ed affetto per loro, gli scartati della società. La sofferenza accomuna l'umanità, offre la possibilità di stringerci, di avvicinarci, di avvicinarci al Dio della pace, della giustizia e della misericordia. Almeno per chi ha il coraggio di aprirsi e di osare la speranza.
E di osare l'inclusione e la solidarietà contro la cultura dello scarto, quella di cui e' ammalato il mondo che viviamo.
Nelle ore di attesa, su quella sedia di un ospedale palermitano, pensavo anche alle guerre, a questo assurdo che provoca ancora piu' danni e ferite, ancora più dolore e distruzione ad un'umanita' che, al contrario, necessita e ha desiderio, nel suo intimo più recondito, di bellezza ed armonia, di rigenerazione e vita: e' di ciò che hanno sete l'uomo ed il creato.
Ma in definitiva, lì in ospedale, l'acqua fresca c'era: rappresentata dal personale ospedaliero che si prodiga oltre le proprie possibilità e nonostante tutto, nonostante un sistema che non funziona come dovrebbe, rappresentata dai tanti gesti di gratuità tra i degenti, dalle struggenti carezze dei figli ad una madre sfinita e stremata, dall'abbraccio d'amore di due giovani fidanzatini, lui con la gamba rotta, lei avvinghiata a lui sul lettino in corsia.
Quanta solidarietà, quante braccia e mani tese in aiuto!
Quanto bene, si, ma anche quanta necessità che questo bene sia annunciato, conosciuto: l'umanita' chiede più che mai che si parli e che si faccia testimonianza viva ed incarnata di ponti e di speranza.
"Meglio una Chiesa incidentata ma in uscita che una Chiesa malata di chiusura" va ripetendo Papa Francesco da inizio pontificato.
C'è bisogno di uscire, in mezzo ai poveri, negli ospedali, sulle strade, anche se sono malmesse e si rischia di cadere. L
L'umanitàe' assetata, in spasmodica ricerca di ristoro di acqua fresca.
Ps. sono in piedi, fiducioso, in attesa di ripartire. Con la consapevolezza sempre più viva e radicata in me che la vita la si assapora e la si vive in pienezza se viene trasformata in dono, regalo, servizio, per noi e per gli altri, per qualcosa di piccolo e vicino (magari l'ultimo tra i senzatetto), e allo stesso tempo per qualcosa di immenso ed infinito.
lunedì 27 luglio 2020
Palermo: Frontiera di Bellezza e Di Contraddizioni, Di Conflitti Ed Anticorpi.
Comportamenti e codici sono sempre il risultato, in un continuo dinamismo, di un processo storico, che e' individuale, familiare, sociale, culturale: l'ambiente ci modella e noi modelliamo l'ambiente che viviamo.
Non esistono realtà monolitiche, quelle sono morte, esistono piuttosto realtà poliedriche, e più lo sono (poliedriche) più sono piene di vita, o meglio: più le realtà sono vive e piene di umanità, più sono poliedriche.
Vivo a Palermo da quasi un mese, un tempo ridotto ma sufficiente per qualche impressione: le sensazioni sono davvero intense, i forti odori e profumi della natura e del melting pot, le cristalline e calde acque del Mediterraneo, i colori accesi del cielo al tramonto, i rumori di un'umanità variegata ed energica, ed anche le enormi contraddizioni, compongono una pienezza di vita di cui ci si impregna.
La città è un crogiolo di lingue e di costumi, di volti e di caratteri, di tratti somatici e carnagioni che rimandano al Nord Africa, al Medio Oriente, al Nord Europa, di stili architettonici arabi e normanni che convivono nelle stesse piazze.
D'altronde qui s' incontrarono ( e scontrarono) i normanni che arrivarono da nord, i bizantini da est, i saraceni da sud.
Terra meravigliosa e generosa la Sicilia, città di un fascino raro Palermo, un fascino di contrapposizioni, di paradossi, di oscillazioni continue: camminando per la città, in poche centinaia di metri si passa da aree di un degrado così provocante da far fatica a sentirsi in Europa, a borghi che ricordano i meravigliosi suk di Gerusalemme, ad altri ancora che ricordano centri del Nord Europa.
Un'oscillazione continua, come quando spostandomi a piedi od in bicicletta per le strade della città, ho l'impressione di essere circondato continuamente da atti di prevaricazione e prepotenza: non c'è precedenza che tenga, il più forte, o meglio chi ha la macchina più grande, o comunque chi è più prepotente, vince ed occupa la strada, ed i motorini sbucano da ovunque, senza regole apparenti, infilandosi dappertutto, aimé anche quelli senza dare la precedenza; poi, da contraltare, succede che, prima di salire su un mezzo pubblico, alla fermata del bus chiedendo indicazioni su dove poter comprare il biglietto, le persone in attesa si affannino a darmi indicazioni, ed addirittura una di queste mi porge in omaggio un biglietto non ancora vidimato (non ho insistito più di tanto a volerglielo pagare perché rifiutare un omaggio, un aiuto, è imperdonabile).
Si dirà, succede ovunque, è vero, ma non con questi toni così accesi, non con queste oscillazioni così acute, ed allora di Palermo, almeno nella sua dimensione sociale ed urbana, mi rimane soprattutto una sensazione di diffuso degrado (anche per via dell'immondizia e dei tantissimi rifiuti abbandonati sui marciapiedi) , e di violenza, piu' o meno esplicita, che ne regola alcuni codici e criteri umani, che "emergono" soprattutto nelle realtà più difficili. Un po' come le voragini che ho visto, almeno tre in tre settimane, in tre luoghi distinti, che si aprono, chissà perché, in strade già di forte degrado, come quelle del Borgo Vecchio, quartiere storico di Palermo in cui è inserita la parrocchia missionaria (che si trova di fronte al carcere dell'Ucciardone, che fu, tra le altre cose, palcoscenico di uno storico e blindatissimo maxiprocesso) a cui sono stato destinato per un periodo di esperienza propedeutica al mio cammino di noviziato.
Palermo, città in cui, in alcuni suoi rioni, gli indici di sviluppo si avvicinano più, in una corsa al ribasso, a quelli dei paesi dell' Africa piuttosto che a quelli europei: tra gli altri, altissimi sono il tasso di disoccupazione e di dispersione scolastica (prima dello stato di emergenza per l'epidemia di covid, il primo indicatore era quasi del 20% , quasi il doppio di quello medio in Italia, mentre il secondo quasi al 40%, ad indicare il triste primato in Italia di studenti perduti tra i banchi di scuola, praticamente due su cinque abbandonano le scuole dell'obbligo).
Nelle prime immagini di un film sul beato Don Pino Puglisi, parroco del quartiere di Brancaccio, alcuni ragazzini, formati ed istigati da figure di manovalanza, non certo comprimari, di organizzazioni dedite a traffici che fanno girare pezzi di economia e di potere globale, tanto potenti da condizionare politiche nazionali e probabilmente anche scelte geopolitiche, davano in pasto degli innocenti gattini a cani addestrati per lotte clandestine, tenuti appositamente a digiuno. La violenza come linguaggio, come paradigma di potere, sopraffazione e controllo. Come stile che regola relazioni sociali.
Un codice che s'impara presto in certi quartieri: appena arrivato qui al Borgo Vecchio, la magistratura palermitana emetteva una sentenza di condanna a 140 anni di carcere distribuiti su 17 persone accusate di spaccio di droga, in cui venivano "impiegati", o meglio dire obbligati, anche bambini (operazione push away della Polizia di stato https://www.palermotoday.it/cronaca/spaccio-droga-borgo-arresti-push-away-condanne.html)
Un codice, quello della violenza, tenuto poco nascosto, spesso esibito, anche solo nei toni di voce aggressivi, nelle grida frequenti nelle strade, in spiaggia, ovunque ci sia umanità, se non paghi i parcheggiatori abusivi ti ritrovi la macchina bozzata, oppure se ti fermi a guardare con insistenza (e stupore) ragazzini che addestrano tranquillamente nelle strade del quartiere un giovane cavallo frustrandolo e maltrattandolo, probabilmente per allenarlo alle corse clandestine, rischi di essere tu l'oggetto della violenza.
La violenza è nella sua natura prepolitica, ha regolato i rapporti di forza tra uomini fin dalle origini; fu Gesù, profeta che veniva da Nazareth, periferia estrema di un sistema politico e militare, quello dell'impero romano, dominato dalla forza e dalla violenza, uno dei primi a testimoniare con un forte seguito, che era possibile spezzare questo paradigma, ossia che era possibile, anzi indispensabile per avere vita piena, vivere tra fratelli, privilegiando i più piccoli, i più esclusi, gli ultimi.
Fu poi l'illuminismo a rimettere al centro i diritti dell'uomo, e l'idea di una società slegata dalla sopraffazione dei più forti sui più deboli attraverso la violenza, concorrendo alla rivoluzione francese con il suo motto "Liberté, Égalité, Fraternité".
Mi sono chiesto, camminando in queste strade, come sia possibile, come emerge spesso da cronache locali e nazionali, che persone provenienti dalla buona ed alta borghesia, laureati nelle migliori università, magari a Milano, magari a capo di imprese milionarie, se la facciano in tresche con sgherri e violenti nati in contesti degradati, come alcuni di questi rioni palermitani.
Non che la provenienza sia un metro di giudizio, o peggio di condanna, ma sarebbe auspicabile che due mondi così separati e distanti, si parlassero e si mischiassero in progetti di bene, di sviluppo umano, di pari opportunità. Purtroppo succede il più delle volte il contrario, ossia che i due mondi, quello ricco delle belle villette del nord, s'incontri con persone di quest'altro mondo, povero e degradato, per perseguire vie di male ed illegalità, di traffici e di potere economico e finanziario, di conseguenza politico.
La violenza dunque, che è prepolitica, istintiva, animalesca, viene messa al servizio di logiche "politiche", "economiche", di potere.
Chissà, forse le bellezze e le ricchezze di questa terra, capace di produrre frutti e prodotti così succulenti e saporiti, che sono alla base di una cucina ricca, prelibata e godereccia, di questo mare così invitante, quieto e lieto (non è certo il freddo e tempestoso atlantico di cui scrivevo in precedenti lettere), o forse solo per il fatto di essere un' isola al centro della civiltà mediterranea, storicamente il centro del mondo, che la Sicilia è sempre stata tanto ambita, da conquistare, con forza e violenza. Forse è proprio questa storia così complessa ad aver generato contemporaneamente codici chiusissimi (come il dialetto palermitano) ed anche di violenza, insieme a straordinarie capacità di apertura, solidarietà ed accoglienza.
Solidarietà e spirito d' accoglienza rare, prevaricazione e prepotenza diffuse, insieme, veicolati il più delle volte in temperamenti umani molto sanguigni.
Terra di frontiera piu' che di periferia, dove i mali, che altrove, nei centri, sono già meno visibili perché inglobati e strutturati, qui sono palesati e visibilissimi, così come lo sono gli anticorpi, presenti ed attivi nella lotta agli stessi mali.
Strutturare questi anticorpi, renderli modelli nel centro, partendo proprio da queste realtà così provocanti e difficili, ma autentiche e reali, credo sia percorso obbligato per costruire sistemi più giusti ed inclusivi, non violenti ed ecologici.
Giuseppe L. Mantegazza
E' possibile, attraverso i paradossi, come per una radiografia, avere un metodo con cui guardare alle realtà.
Qui sotto riporto due citazioni su Palermo di due teutonici (forse rispettivamente il più grande regista ed il più grande scrittore tedeschi di sempre), quindi per strutture di società ed anche culturali di provenienza, così agli antipodi rispetto alle strutture ed alle realtà di qui:
"Non credo di conoscere nessun altra città in cui il senso della vita è così forte. Forse perché è altrettanto forte il senso della morte" (Wim Wenders).
"Nel giardino pubblico vicino al porto, trascorsi tutto da solo alcune ore magnifiche. È il posto più stupendo del mondo […] Monte Pellegrino è Il promontorio più bello del mondo.Chi ha visto una volta il cielo di Palermo non potrà mai più dimenticarlo.
Non saprei descrivere con parole la luminosità vaporosa che fluttuava intorno alle coste quando arrivammo a Palermo in un pomeriggio stupendo. La purezza dei contorni, la soavità dell’insieme, il degradare dei toni, l’armonia del cielo, del mare, della terra… chi li ha visti una volta non li dimentica per tutta la vita". (Wolfgang Goethe)
Una preghiera che ho letto (anonimo l'autore) a Santa Rosalia, patrona di Palermo:
"Piangi Palermo, piangi Sicilia.
Piangi perché terra abbandonata, priva del senso civile.
Piangi per una politica assente.
Piangi per uno stato assente.
Piangi perché priva di regole, piangi ancora su te stessa.
Terra abituata alle lacrime e al dolore.
Altra speranza è morta per questa terra, questi funerali, tra applausi e slogan, sono segno che non riusciamo a vedere quanto è drammatica questa terra, quanto è terribile ciò che accade. Terra come sepolcro imbiancato.
Possiamo essere capitale della cultura, possiamo ospitare tutte le cose belle, ma tutto ciò rischia di offuscare, di mettere la polvere sotto il tappeto.
Rinasceremo, ma non oggi!"

















